mercoledì 18 agosto 2010

La Rivoltella - Un'occasione sprecata


Nella prima metà degli anni Cinquanta la Iso Rivolta lancia un'innovativa minicar: la Isetta.
Il progetto è firmato da Ermenegildo Preti. E' un bell'esercizio di design: vi si accede da un'unica porta anteriore ed è tanto piccola che può essere parcheggiata perpendicolarmente al marciapiedi. Alla presentazione Preti e il patron Renzo Rivolta si divertono a stupire la stampa con un'auto uguale a nessun altra.
Ma l'Isetta ha due difetti: costa troppo (circa mezzo milione dell'epoca: a quel prezzo ti porti a casa una Topolino che è molto più "macchina") e non sembra un'automobile, ma un piccolo elicottero senza rotori (difetto gravissimo per gli italiani che consideravano e considerano l'auto come uno status symbol).
Risultato: in Italia l'Isetta è un fiasco.
La Iso Rivolta, allora, cede a mezzo mondo i diritti di fabbricazione e oltrefrontiera la vetturetta è un successo.
In Germania, fra l'altro, risolleva le fortune della Bmw.
Eppure anche in Italia la sorte di questa simpatica proto-Smart poteva essere diversa. Sarebbe bastato chiamarla in modo diverso. Pensàteci.
Era prodotta dalla Iso Rivolta, no? E allora perché non chiamarla RIVOLTELLA?
Poteva funzionare. Volete mettere l'effetto che fa - per un popolo che punta sull'apparenza - dire "Vado in giro con la Rivoltella", piuttosto che dire "Vado in giro con l'Isetta"?
E ancora: "Ho comprato la Rivoltella", "Vado a prendere la mia ragazza con la Rivoltella", "La Rivoltella si infila dappertutto", "La Rivoltella è l'ideale per la città". Tutto un altro effetto.
Rivoltella: un'occasione mancata.
Quasi da spararsi.

p.s. : questa lezione devono averla appresa, anni dopo, gli americani della Chevrolet e i giapponesi della Mitsubishi. Nascono così la Chevrolet Beretta e la Mistubishi Colt.

p.p.s. : questa, naturalmente, è solo una provocazione. Un esercizio di marketing demenziale.

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