lunedì 25 ottobre 2010

Ancora un nuovo costo per servizi finanziari

Ho appena scoperto che il sistema di informazioni per Cartasì da telefono fisso non è più gratuito, ma è a pagamento dal primo ottobre.
Noi consumatori siamo sempre il popolo bue. Sono veramente arrabbiato.

domenica 24 ottobre 2010

Le parole e lo spirito dei popoli

Le parole a volte rappresentano lo spirito di un popolo.
Noi diciamo "paracadutismo", gli anglosassoni invece "sky diving".
C'è un abisso di differenza. Enorme.

Del cascare sul casco: Umberto Ambrosoli


Umberto Ambrosoli

“Finora qui a Napoli non ho visto nessuno indossare il casco andando in motocicletta”: ecco la battutina luogocomunista dispensata ieri nella mia città a un uditorio di dottori commercialisti - riuniti alla Mostra d’Oltremare per il congresso di categoria - da Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli, “eroe borghese” ucciso per il suo ruolo di liquidatore dell’impero del bancarottiere Michele Sindona.
Confesso: la battuta – nell’ambito di un sacrosanto discorso sulla necessità di rispettare le regole - mi ha molto indispettito (in sala si è anche percepito qualche segno di disappunto) e, soprattutto, mi è sembrata superflua.
Mi sono chiesto: Perché?
Perché Ambrosoli junior - personaggio al quale si devono solidarietà umana per il dramma che lo ha colpito, stima per il nome che porta, apprezzamento per i suoi toni misurati – è scivolato così scioccamente sulla buccia di banana del luogo comune?
Non aveva certo bisogno di trovate ad effetto per conquistare la platea, no?
E, allora, ripeto: perché ha detto questa banalità che bene sarebbe stata in bocca – che so io – al “Trota”? Napoli non è certo la capitale della legalità, ma in fondo l’obbligo del casco è rispettato da tanti miei concittadini. 
Meglio, dalla maggioranza dei miei concittadini, a quanto vedo.
Umberto Ambrosoli era a Napoli per portare una testimonianza di impegno civile nella professione, per chiudere degnamente un congresso di professionisti, per ricordare che talvolta certi “no” vanno detti, magari anche a costo della vita.
Peccato si sia lasciato scappare quella banalità.
Umberto Ambrosoli è cascato sul casco (ora la battuta me la concedo io…).

martedì 19 ottobre 2010

Del chiedere, dell'ascoltare. E del tacere.

Tutti sanno chiedere. 

Pochi sanno ascoltare. 

Pochissimi sanno tacere appropriatamente. 

Molti tacciono a sproposito. 

                            

(Giovanni Capozzi)

venerdì 15 ottobre 2010

martedì 12 ottobre 2010

Dedicato a Marilyn - Frase palindroma

Girovagando sulla rete ho pescato una bella frase palindroma.


L'ho dedicata a Marilyn. Eccola:


AVIDA DI VITA DESIAI OGNI AMORE VERO, 
MA INGOIAI SEDATIVI DA DIVA

domenica 10 ottobre 2010

Facebook: una piattaforma sempre più umana :-P

La piattaforma-Fb, in questi ultimi tempi, è davvero una fetenzia. Instabile e inaffidabile. Proprio come certe persone. Dal che se ne deduce che la piattaforma-Fb si sta umanizzando :-) ...

martedì 5 ottobre 2010

L'illusione del dialogo religioso

Stamattina - sull'onda di certi recenti episodi - sento molto parlare di dialogo tra le religioni. A volte ho la sensazione che sia una gran cazzata. Religione significa una visione totalizzante dell'immanente e del trascendente. E come possono dialogare visioni totalizzanti? (questo è sicuramente un pensiero rozzo, ma mi sono svegliato da poco)

lunedì 4 ottobre 2010

La filosofia degli Ersatz

Non pensate male dei surrogati.

Anche la Nutella lo è.

James Bond and The Beatles: 50 anni di feeling



5 ottobre 1962: esce sugli schermi “Dr No”, Licenza di uccidere. E’ il primo capitolo della saga cinematografica di 007,  è l’inizio del mito di Sean Connery.

5 ottobre 1962: esce in Inghilterra il primo 45 giri ufficiale dei Beatles, “Love me do”. E’ l’inizio di una leggenda, nella storia della musica e del costume, del Ventesimo secolo.

In un solo giorno la Gran Bretagna regala al mondo due icone della cultura popolare.
Due icone che viaggeranno spesso insieme. Due leggende.
Ma che cosa hanno in comune un gruppo musicale e l’Agente-segreto-meno-segreto-del-mondo?

Molto più di quanto si possa pensare.

Le curiosità non mancano. Basta ripercorrere la storia dei Beatles e la saga di James Bond per scoprirle.

Nel terzo film della serie dedicata a 007, “Goldfinger”, James Bond dice che “ci sono cose che assolutamente non si fanno, come bere champagne Dom Perignon a una temperatura superiore ai 4 gradi centigradi. Sarebbe come ascoltare i Beatles – aggiunge – senza i tappi nelle orecchie”…
... e un anno dopo il secondo film con i Beatles -  “Help” - è pieno di allusioni alle spy stories e prese in giro del mito bondiano.
Non basta: in alcuni paesi il brano che dà il titolo al film esce addirittura in una versione il cui incipit non è altro che il celeberrimo “James Bond Theme”, da quasi cinquant’anni refrain di attacco di tutte le pellicole ispirate all’agente creato da Ian Fleming.

Gli anni passano e nel 1974 Paul McCartney, ormai ex-beatle, sarà l’autore e l’interprete di “Live and let die”, colonna sonora dell’omonimo film bondiano interpretato da Roger Moore. 
La “pax musicale” tra 007 e i Beatles è fatta.

E a suggellare questa pace giunge anche un matrimonio: nel 1981 Ringo Starr sposa un’ex Bond-girl, Barbara Bach, che interpreta il ruolo dell’agente sovietico Anya Amasova nel film “The spy who loved me” (La spia che mi amava), uscito nel 1977.

Si può ancora aggiungere che il James Bond dello schermo viaggia spesso in Aston Martin (nei romanzi la sua vettura personale è una Bentley), auto amata anche da Paul McCartney negli anni Sessanta.
E proprio al volante di un’Aston Martin Paul McCartney ebbe un leggero incidente d’auto da cui uscì solo con un incisivo rotto. Ma l'episodio alimentò una delle più inquietanti leggende metropolitane del Novecento: quella secondo cui il bello dei Beatles sarebbe morto nel 1967 e che il suo posto sarebbe stato preso da un sosia (incredibilmente dotato del suo stesso talento…).
Il marchio Aston Martin, insomma, unisce Bond e i Fab Four … e non dimentichiamo che un certo Martin, George Martin, celeberrimo produttore discografico britannico, è stato determinante per il successo dei Beatles. (spesso è stato chiamato il “quinto beatle”).

… ancora un attimo: 
non solo McCartney è stato creduto morto, ma anche James Bond!
Accade nel romanzo You Only Live Twice (Si vive solo due volte): 007 è dato per defunto dopo una rischiosa missione in Giappone e ben due pagine del libro sono dedicate all’immaginario necrologio del Comandante Bond apparso sul Times.
Un necrologio in cui Ian Fleming si diverte con strizzatine d’occhio dedicate ai lettori più affezionati, affermando che alle vicende del Comandante Bond sono stati ispirati anche alcuni romanzi “molto popolari scritti (…) da un suo amico ed ex collega. Se la qualità di quei libri, o il loro grado di veridicità si fossero avvicinati alla realtà, l’autore sarebbe stato certamente processato per violazione della Legge sui Segreti di Stato. Il fatto che – conclude Fleming - non si sia ancora preso alcun provvedimento contro l’autore e l’editore di queste fantasticherie e delle romanzesche contraffazioni degli episodi della carriera di un valoroso impiegato del Governo, è la prova dello spregio (!) in cui sono tenuti tali romanzi”. Nientemeno.

James Bond 007, lo spietato e freddo agente “al servizio di sua Maestà” nato dalla fantasia di Fleming, probabilmente non avrebbe mai ascoltato i Beatles (il Bond dei romanzi – che io prediligo – è tutt’altra cosa rispetto al suo alter ego di celluloide, ben più frivolo e assai meno drammatico) , ma resta il fatto che la leggenda dell’Agente-segreto-meno-segreto-del-mondo ha spesso incrociato quella dei Favolosi Quattro in un intrigante cross-over…   (... e non finisce qui)

domenica 3 ottobre 2010

Traduttore=Traditore

Propongo alcune considerazioni - che condivido completamente - della mia amica Emy Canale, pubblicate qualche giorno fa su Facebook:


"Ho deciso: chi è bilingue non può continuare a leggere libri inglesi tradotti in italiano. Soffre immensamente. Sono tradotti TROPPO male. Refusi à gogo, italiano incerto, pessima resa del registro linguistico, idioms fraintesi perché sconosciuti a chi traduce. Mondadori, Einaudi, Rizzoli, ma che orrori ci offrite! Basta. Mandate i vostri traduttori per qualche anno in Inghilterra".


Aggiungo: è sorprendente constatare tanta sciatteria nelle traduzioni, anche da parte di editori che non hanno certo problemi di contenimento all'osso dei costi. 
Quest'estate ho mandato in malora un romanzo di Faulkner, proprio perché ho intuito che il testo originale era stato stuprato da una traduzione pedestre.
Quello delle traduzioni sciatte è un tema che voglio approfondire. 
Pubblicare un libro tradotto con sciatteria è, almeno, un doppio insulto: nei confronti dell'autore e nei confronti del lettore.

Il fascino discreto di Scotland Yard (Melissa e The Blue Lamp)

Mi è sempre piaciuta la sequenza di apertura di "Melissa", un classico poliziesco Rai degli anni in cui la tv era in bianco e nero, di Francis Durbridge.

http://www.youtube.com/watch?v=iJ7pr-5QgN8

Una Wolseley della Polizia britannica
(non è il modello che si vede in Melissa, ma è ugualmente old fashioned)
Mi piacciono le immagini di Londra, mi piace la sobria Wolseley usata dai poliziotti londinesi.

Da poco ho scoperto che quella sequenza si ispira evidentemente alle scene iniziali di un classico film inglese del 1950: The Blue Lamp, diretto da Basil Dearden

http://www.youtube.com/watch?v=Au_9Oagorb4


The Blue Lamp è un bel film, girato con piglio documentaristico, una grande operazione di immagine per celebrare l'efficienza della polizia londinese. Una pellicola talmente azzeccata da vincere il premio Bafta (una sorta di Oscar d'oltremanica) e da ispirare una serie televisiva durata quasi vent'anni.
The Blue Lamp, insomma, è il classico "police procedural". In Italia questo film è stato distribuito con un titolo incongruo - "I giovani uccidono" - , che io sappia è passato in tv solo una volta (l'ho visto da ragazzino e ricordo che mi piacque molto).
Il titolo originale si rifà alla lanterna blu che segnalava un tempo le stazioni di polizia in Gran Bretagna.
Una curiosità: le vetture usate da Scotland Yard del film diretto da Basil Dearden sono Humber Super Snipe MkI, un modello lanciato nell'immediato dopoguerra, molto utilizzato per impieghi governativi e dalle prestazioni, per l'epoca, adeguate alle esigenze della polizia (128 chilometri orari di velocità massima, una performance più che soddisfacente, considerati gli standard del tempo).
Altra curiosità: leggendo i titoli di testa di The Blue Lamp ci si imbatte nel nome di Bernard Lee.
Molti anni dopo questo attore sarebbe stato uno dei volti più noti della saga cinematografica di James Bond, come interprete (di lungo corso) di "M", alias l'ammiraglio Sir Miles Messervy, il burbero capo di 007.
p. s. : Di 007, su questo blog, ho parlato anche qui

http://giovannicapozzi.blogspot.com/2010/10/james-bond-and-beatles-these-are.html

sabato 2 ottobre 2010

Pensieri in una giornata solare

 In una giornata come questa sembra che nulla possa farmi male. Ma, in verità, nulla può farci veramente male. Se non noi stessi.


(vorrei essere sempre così saggio)