mercoledì 11 agosto 2010

Dello scrivere / Un work in progress


Da qualche giorno ho iniziato a fissare su Fb qualche mia idea in fatto di scrittura. Sono opinioni strettamente personali e non è detto che tutti debbano condividerle. Adesso mi diverto a collazionarle.

L'AGGIORNAMENTO DI OGGI - 12 agosto 2010 - E' QUESTO:
› Una semplificazione spesso inutile, è il ricorso alle parole straniere. Location, briefing, trendy, management, calling (e re-calling), mission (e - naturalmente - vision), input e via sciocchezzando: quando mi ci imbatto mi scappa spesso il "vaffa".
Ho la sensazione che usare parole straniere a sproposito sia un modo di mostrare quanto si è fighi e globali, ma spesso la sensazione è da discount di Casalpusterlengo. In questo caso è in svendita l'intelligenza. (p. s. : e non state a criticare se ho usato la parola "discount", in questo caso è appropriata. L'ho deciso IO).

E QUI CI SONO LE CONSIDERAZIONI DEI GIORNI SCORSI:
› In fatto di punteggiatura ho i miei gusti: amo il punto fermo, mi piacciono le virgole, ignoro il punto e virgola. il punto esclamativo è inutile e provinciale. Invidio gli amici spagnoli che mettono il punto interrogativo all'inizio e alla fine delle domande. E' un'intelligente semplificazione.
› Scrittura creativa: l'espressione non mi piace. La scrittura è sempre creativa. Anche il cronista nell'usare un aggettivo o un altro, nel costruire una frase, nello scegliere la punteggiatura, dà una sua interpretazione della realtà. E dunque la crea. O la ricrea.
› Puntini e virgolette per enfatizzare parole e concetti: un espediente dilettantesco. Sono come l'acne sul viso: deturpano e basta. Se poi, come talvolta accade, il viso è già brutto di suo, l'esito è disastroso.
› Lo strumento con cui si scrive è importante. Oggi molti riscoprono carta e penna. Personalmente preferisco sempre il computer. Ha un vantaggio: ti fa superare la paura del foglio bianco. Una paura insidiosa: si dice fu alla base del suicidio di Tommaso Besozzi, il giornalista che scoprì le incongruenze nella versione ufficiale della morte di Salvatore Giuliano.
› Aggettivi: uno strumento insidioso. Spesso sono superflui. Usarli goffamente è un rischio sempre in agguato. In pochissimi hanno fatto dell'aggettivazione sontuosa e fantasiosa una cifra stilistica degna. Ma bisogna essere D'Annunzio. O almeno Frédéric Dard.
› Le coordinate e le subordinate sono insidiosissime. Appesantiscono. Meglio frasi brevi. E' indispensabile nello stile giornalistico e va bene quasi sempre anche per altri tipi di scrittura. Bisogna solo stare attenti allo stile-telegramma. Ma del resto di Manzoni ce n'è uno solo. Il ramo del lago di Como, eccetera, eccetera lasciamolo a lui.
› Metafore e traslati vanno usati con cautela. Sono come le pistole cariche. Se si sanno usare si fa centro. Altrimenti ci si spara nei piedi. O peggio. (Work in progress - Continua)

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