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Una delle prime versioni del monoscopio Rai, utilizzata dal 1953 (trasmissioni sperimentali) al 1957 |
La televisione di
una volta – quella, per intenderci del periodo 1954/1976 - era migliore per
davvero o ci sembra migliore perché è la “Tv di una volta”, perché l’effetto
vintage e/o l’effetto nostalgia compromettono un giudizio obiettivo?
Mi sono posto questa domanda di frequente
negli ultimi tempi, specie da quando ho iniziato a leggere e commentare un
ottimo blog dedicato ai palinsesti radiotelevisivi del passato e, soprattutto,
da quando ho incrociato grazie a Facebook alcuni esperti ed appassionati di
storia della televisione (come Cesare Borrometi e Giacomo Schivo) e ho
ritrovato, sempre grazie a Facebook, alcuni protagonisti di quelle lontane
stagioni televisive. Un nome per tutti: Elda Lanza, la prima presentatrice
televisiva, protagonista delle trasmissioni sperimentali del biennio ‘52/’53, e
animatrice di numerosi progranni di successo della Rai fino al 1970.
Qualcuno ha liquidato la Rai degli inizi
come “bacchettona”, codina, clericale.
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Elda Lanza, prima conduttrice della Tv italiana |
C’è del vero. Ma la Rai di quegli anni era
anche un laboratorio di sperimentazione, era anche una televisione che si
qualificava per una forte vocazione pedagogica. Era lo spirito che animava
quella che fu definita “la Tv di Bernabei”, dal nome del potentissimo direttore
generale Ettore Bernabei, figura ai suoi tempi oggetto di critiche feroci e il
cui operato è stato da tempo rivalutato e inserito in una più corretta
prospettiva storica.
Pasolini ha definito il mezzo televisivo
(cito a memoria) “portatore di un rapporto fortemente antidemocratico”, ma
resta il fatto che è stata proprio la Rai a realizzare l’unificazione
linguistica degli italiani. E inoltre poteva accadere – proprio in quella Rai
teatro di numerosi episodi censori – che un personaggio come Elda Lanza, di dichiarate
simpatie socialiste e femminista ante litteram (e per giunta proveniente da una
famiglia di fede evangelica) potesse ritagliarsi un ruolo da protagonista e,
nel 1956, condurre una trasmissione in cui spiegava alle future mogli i loro
diritti di fronte alla legge, una volta assunto lo status di “coniugata”.
Questo spirito pedagogico si è perso, o
meglio, sopravvive nei canali tematici (sul satellite o sul digitale
terrestre). La specializzazione, rispetto al modello generalista, è una
conseguenza inevitabile.
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Sala di regia della Rai di Torino (1955) |
C’è poi da ricordare che la televisione
delle origini non era schiava delle leggi dell’audience e, fino al 1957, era
stata anche immune dai diktat pubblicitari. Proprio nel 1957 esordisce
Carosello ed è un format pubblicitario del tutto atipico rispetto ai modelli di
altri paesi, con una proporzione fra pubblicità e contenuti di intrattenimento
che privilegia fortemente questi ultimi.
La tv delle origini, insomma, era molto
meno presa dall’assillo dell’equazione "tempo televisivo=tempo da monetizzare".
Ancora, era una televisione dai palinsesti
ridotti (la giornata televisiva durava in realtà 7/8 ore) e questa scarsità del
tempo televisivo forse faceva apprezzare di più la fruizione del nuovo mezzo.
Aggiungiamo anche che la televisione dei primordi era sempre un rito
collettivo: si assisteva ai programmi nei bar o si affollavano i salotti di
quei pochi che potevano permettersi un apparecchio televisivo (un buon
televisore poteva costare anche trecentomila lire, il prezzo di una buona Fiat
600 d’occasione).
Queste sono solo alcune considerazioni
sparse, ma sul discorso della tv d’annata (o dannata?) voglio ritornare.