domenica 29 aprile 2012

La Tv di una volta - Era migliore? O è solo effetto-nostalgia? (appunti sparsi)

Una delle prime versioni del monoscopio Rai, utilizzata dal 1953 (trasmissioni sperimentali) al 1957
La televisione di una volta – quella, per intenderci del periodo 1954/1976 - era migliore per davvero o ci sembra migliore perché è la “Tv di una volta”, perché l’effetto vintage e/o l’effetto nostalgia compromettono un giudizio obiettivo?
Mi sono posto questa domanda di frequente negli ultimi tempi, specie da quando ho iniziato a leggere e commentare un ottimo blog dedicato ai palinsesti radiotelevisivi del passato e, soprattutto, da quando ho incrociato grazie a Facebook alcuni esperti ed appassionati di storia della televisione (come Cesare Borrometi e Giacomo Schivo) e ho ritrovato, sempre grazie a Facebook, alcuni protagonisti di quelle lontane stagioni televisive. Un nome per tutti: Elda Lanza, la prima presentatrice televisiva, protagonista delle trasmissioni sperimentali del biennio ‘52/’53, e animatrice di numerosi progranni di successo della Rai fino al 1970.
Qualcuno ha liquidato la Rai degli inizi come “bacchettona”, codina, clericale.
Elda Lanza, prima conduttrice della Tv italiana
C’è del vero. Ma la Rai di quegli anni era anche un laboratorio di sperimentazione, era anche una televisione che si qualificava per una forte vocazione pedagogica. Era lo spirito che animava quella che fu definita “la Tv di Bernabei”, dal nome del potentissimo direttore generale Ettore Bernabei, figura ai suoi tempi oggetto di critiche feroci e il cui operato è stato da tempo rivalutato e inserito in una più corretta prospettiva storica.
Pasolini ha definito il mezzo televisivo (cito a memoria) “portatore di un rapporto fortemente antidemocratico”, ma resta il fatto che è stata proprio la Rai a realizzare l’unificazione linguistica degli italiani. E inoltre poteva accadere – proprio in quella Rai teatro di numerosi episodi censori – che un personaggio come Elda Lanza, di dichiarate simpatie socialiste e femminista ante litteram (e per giunta proveniente da una famiglia di fede evangelica) potesse ritagliarsi un ruolo da protagonista e, nel 1956, condurre una trasmissione in cui spiegava alle future mogli i loro diritti di fronte alla legge, una volta assunto lo status di “coniugata”.
Questo spirito pedagogico si è perso, o meglio, sopravvive nei canali tematici (sul satellite o sul digitale terrestre). La specializzazione, rispetto al modello generalista, è una conseguenza inevitabile.
Sala di regia della Rai di Torino (1955)
C’è poi da ricordare che la televisione delle origini non era schiava delle leggi dell’audience e, fino al 1957, era stata anche immune dai diktat pubblicitari. Proprio nel 1957 esordisce Carosello ed è un format pubblicitario del tutto atipico rispetto ai modelli di altri paesi, con una proporzione fra pubblicità e contenuti di intrattenimento che privilegia fortemente questi ultimi.
La tv delle origini, insomma, era molto meno presa dall’assillo dell’equazione "tempo televisivo=tempo da monetizzare".
Ancora, era una televisione dai palinsesti ridotti (la giornata televisiva durava in realtà 7/8 ore) e questa scarsità del tempo televisivo forse faceva apprezzare di più la fruizione del nuovo mezzo. Aggiungiamo anche che la televisione dei primordi era sempre un rito collettivo: si assisteva ai programmi nei bar o si affollavano i salotti di quei pochi che potevano permettersi un apparecchio televisivo (un buon televisore poteva costare anche trecentomila lire, il prezzo di una buona Fiat 600 d’occasione).
Queste sono solo alcune considerazioni sparse, ma sul discorso della tv d’annata (o dannata?) voglio ritornare.

1 commento:

  1. Forse era più pedagogica, cosa che ora ad alcuni appare un difetto più che una virtù (ma in un contesto sia di offerta di contenuti e canali televisivi sia di audience dei medesimi ormai molto diversa da quella anni 50-60-70), di sicuro era maggiormente in grado di creare contenuti.
    Penso non solo alla Rai, ma anche a Mediaset e alle "private": negli anni 70 e in parte ancora anni 80 e 90 c'erano tantissimi varietà, tante trasmissioni sportive, tanta informazione e divulgazione (non solo Piero Angela), molti sceneggiati. Ora che è rimasto? Praticamente nulla: i "reality" e i "talent show" che riempiono i palinsesti sono prodotti comprando i diritti di format pensati all'estero e riprodotti pedissequamente da società quasi sempre esterne ai broadcaster (come Magnolia o Endemol); gli sceneggiati (che ora si chiamano nminiserie) pure sono prodotti da società esterne come la Lux Vide di Bernabei (che del resto in Rai fu direttore generale durante uno dei periodi più proliferi di produzione di sceneggiati, gli anni 70 appunto...); i "salotti" alla Costanzo sono anch'essi prodotti esternamente; i "salotti sportivi" sono poca cosa, quattro-sei giornalisti ed "esperti" vari che chiacchierano a ruota libera seduti su altrettanti sgabelli in una stanza...
    Non so se la produzione affidata esternamente abbia più senso (minori costi, migliore qualità del prodotto, maggiore specializzazione "per genere") della produzione interna, certo "prodotti" come Indietro Tutta, Odeon, Studio Uno, ma anche Rischiatutto, Canzonissima, Stryx, Discoring o Mister Fantasy (o TeleGaribaldi, o persino Drive In, per pensare non solo alla Rai) li rimpiango ancora.
    Nello scenario attuale fa ancora qualcosa Rai5 (mai abbastanza benedetta...), come con Cool Tour (o riproponendo i contenuti di Daverio, peraltro prodotti esternamente e sfruttati all'osso con ripetuti passaggi...), propone qualcosa di interessante Rai4 (e tu mi dirai: e grazie, c'è un signore come Freccero che qualcosa ne capisce.. hai ragione), per il resto? Deserto o quasi... a meno di non guardare a prodotti ormai vecchi come Paperissima o Scherzi a parte (quest'ultimo poi già copia "cotta e mangiata" delle candid camera di Nanni Loy...) o qualche trasmissione di La7 come Otto e Mezzo, l'Infedele o Ombibus.... Tristezza infinita o segno dei tempi che ormai vedono il mezzo "tv" destinato a cedere il passo ad altri media come internet? Sospetto la seconda, ma la tristezza resta.

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