Da
sempre ho passato il Ferragosto via dalla pazza folla. Da quando ero
ragazzo. Lo faccio anche quest'anno. Mi sento vigilante e inquieto. Non bisogna lasciarsi
narcotizzare dai miti dell'estate. ORA NON E' IL MOMENTO.
SAREBBE UNA BELLA IDEA PROCLAMARE LO SCIOPERO DI FERRAGOSTO. NIENTE FALSA ALLEGRIA, MA SEGNALI DI DISSENSO. FORTI. SULLE SPIAGGE, OVUNQUE. DISERTARE I LOCALI E RITROVARSI IN ALTRI LUOGHI DI AGGREGAZIONE. POTREBBE ESSERE UN'IDEA.
CON L'ALIBI DELLA CRISI IN ITALIA STANNO TENTANDO IL COLPO DI STATO. MENTRE IL PAESE - ANCHE SE ALLA FRUTTA, ANCHE SE STREMATO - SI RIFUGIA NEL DIMENTICATOIO AGOSTANO, ALTRI GIOCANO UNA LURIDA PARTITA SULLA NOSTRA PELLE E SU QUELLA DEI NOSTRI FIGLI.
leggete qui che cosa scrive il blog INFORMARE PER RESISTERE
Ha ragione
Giulietto Chiesa.
Questa è una guerra dichiarata dal potere finanziario al mondo intero,
voluta da chi vorrebbe far pagare le crisi che si susseguono a
ripetizione negli ultimi anni ad interi popoli che non ne sono
responsabili. E’ una guerra iniziata non meno di dieci anni fa, visto
che il grande pretesto, la nuova Pearl Harbor dell’11 settembre servì
per mettere una bella pezza al possibile botto finanziario americano
previsto già nel 2001. Seguirono le varie bolle speculative, i noti
fatti di Lehman-Brothers e Obama che correva in soccorso ai banchieri a
spese del contribuente americano.
Mi sorge una domanda a questo punto: e se queste stramaledette banche
d’affari le avessimo lasciate fallire come meritavano sarebbe stato un
male o un bene? In fondo, salvandole, abbiamo stabilito uno sciagurato
precedente, e cioè che le manovre speculatorie e terroristiche dolose –
perché ci credo poco che siano errori di valutazione, quella è gente
che non sbaglia – delle banche d’affari possono essere ripianate con i
soldi pubblici, cioè a spese dei cittadini. Con il senno di poi questo
salvataggio statalista dell’interesse privato appare sempre più una
sciagura. A meno che non fosse parte del big plan.
La Finanza (non le Fiamme Gialle ma il potere finanziario globale) è
il braccio armato ma dietro ad essa ci sono le multinazionali che
devono fare profitti. Il neoliberismo ha stabilito che il profitto è un
diritto inalienabile e che è un valore esponenziale, non vi è più
alcun limite ad esso, tantomeno il limite etico. Non a caso parlano di
crescita ma noi pensiamo che si tratti dell’aumento del nostro
benessere, invece loro intendono la crescita del loro margine di
profitto. E le due cose non possono coesistere. Se il mio diritto a
fare profitti sempre più alti si scontra con gli interessi della
collettività e i diritti dei lavoratori, sarà mio compito eliminare
tali ostacoli, con qualunque mezzo.
Lo fanno le multinazionali per prime ma poi, in catena, vorranno farlo
anche i grossi imprenditori nazionali e poi i piccoli e medi, fino alla
botteguccia artigiana.
Ecco quindi che, ai massimi livelli, bisogna accaparrarsi i politici
come gli informatori scientifici si accaparrano i medici per conto di
BigPharma, anzi, ancor meglio, si bypassano i politici e si mandano i
propri amministratori delegati, i propri manager, scagnozzi e sottocoda
a fare politica. La famosa “discesa in campo”.
Così si spiega perché la politica è sempre meno fatta di rappresentanti
del popolo e sempre più di avventizi e portaborse, lobbisti e
maggiordomi, comperati a suon di denaro a fiumi, privilegi e promesse di
successo e potere periferico. Nominati, non eletti. Questi politici a
busta paga di interessi superiori e spesso ai confini dell’illegalità
devono rispondere ai loro padroni che, ripeto, non sono più i cittadini
ma coloro che, per ampliare i profitti, devono rimuovere ogni ostacolo
possibile.
Secondo voi è un caso che tra le pochissime voci fuggite dal sen di Tremonti circa la famosa manovra vi siano state la
“libertà di licenziare”
e l’accorpamento delle festività alla domenica – mica quelle religiose,
però, solo le tre laiche e work-oriented del 25 aprile, 1° maggio e 2
giugno – per “produrre di più”?
Un alieno che fosse sbarcato con il suo ufetto ieri in Italia si sarebbe
chiesto: “Ma questi terrestri pensano di risolvere la crisi mondiale
facendo lavorare tre giorni in più all’anno i lavoratori? C’è qualcosa
che non capisco?”
L’obiettivo è chiaramente un altro, caro alieno. E’ l’articolo 18, i
diritti dei lavoratori, l’attacco a quegli articoli della Costituzione
che segnano la differenza tra lavoro salariato e lavoro schiavistico e
ne stabiliscono i reciproci confini.
Prima di spingermi ancora più in là e dichiarare, assumendomene la
responsabilità, che la crisi non esiste ma è uno spauracchio agitato,
come lo fu l’Osama Bin Laden di dieci anni fa, per ottenere la
sottomissione delle ultime sacche di resistenza al nuovo ordine
mondiale basato sul modo di produzione neoschiavistico globalizzato,
facciamo un piccolissimo ragionamento, che ci riporta anche al caso
Lehman-Brothers.
Se la colpa del default mondiale fosse del potere finanziario,
identificabile in pochi banchieri, speculatori, insomma in fin dei conti
in persone fisiche alla Gordon Gekko con un nome e cognome, a
cominciare da quell’Alan Greenspan che nomina Chiesa, dobbiamo proprio
credere che il governo degli Stati Uniti non riuscirebbe a sguinzagliare
un po’ di reparti di Navy Seals ed assicurare questi farabutti alle
imperiali galere, magari il Grand Hotel Guantanamo? Perchè ciò che
stanno facendo questi bastardi figli di puttana non è meno grave di ciò
che si attribuisce da più di dieci anni ad Al Qaeda.
Invece, da Obama a tutto il potere politico europeo è un generale
calare di braghe. L’impressione è che debbano ubbidire a dei padroni
che non si possono contraddire. Si comportano come i picciotti che
devono obbedire a mamma pena l’incaprettamento, sono impauriti come se i
padroni avessero di tutti loro,politicanti servi dei servi, foto che
li ritraggono mentre stuprano dei neonati.
Non sarà che lo scherzetto fatto a Strauss-Kahn fosse una vendetta nei confronti di qualcuno che aveva sgarrato?
La colpa del crollo delle Borse – perché non chiuderle come in occasione
dell’11 settembre, ad esempio? – è degli speculatori, delle agenzie di
rating che lavorano un po’ per il Re di Prussia – il dollaro – per
tentare di fare il culo all’euro e assai di più per le banche d’affari,
ma non si fa nulla per fermarli. E’ come se ci fosse una rapina in una
banca, la polizia andasse ad arrestare gli avventori del bar di fronte e
il giudice li obbligasse a rifondere di tasca propria i soldi rapinati
alla banca. E’ come quando i black bloc devastano le strade e la
polizia, invece di inseguirli ed arrestarli, bastona le vecchiette e le
famigliole con i passeggini. Non ha senso ma ha un senso.
L’evocazione della parola magica crisi serve soprattutto per
licenziare, per sfrondare i dipendenti e quindi per aumentare i
profitti. E’ dimostrato che i licenziamenti effettuati dal 2008 ad oggi
in certi settori erano assolutamente indipendenti dall’andamento dei
fatturati delle aziende in oggetto. Ad esempio nel settore farmaceutico
che, grazie a politiche di marketing assai spregiudicate, è uno dei
pochissimi settori che registra il segno più nei bilanci delle sue
aziende. Ebbene, nonostante il segno positivo e l’aumento delle entrate,
queste aziende hanno compiuto delle vere stragi di dipendenti,
soprattutto nel settore degli informatori, ritenuti non più utili nel
settore
primary care, ovvero quello dei medici di base, perché
ora il pressing sui medici si fa in ospedale dove vengono venduti i
farmaci più costosi e redditizi. La motivazione ufficiale per i tagli
era “la crisi” ma la crisi non era vera per quel settore, era solo una
scusa per licenziare e mobilitare tutta quella massa di informatori che
prima erano stati spremuti come limoni e ora erano considerati solo
zavorra di cui liberarsi.
Che la crisi sia un pretesto per fare la guerra di classe ai ceti
meno abbienti lo dimostra anche il fatto che nelle varie misure
proposte dai governi in allarme rosso per default in Europa non vi
siano veri strumenti per la crescita, come investimenti sulla ricerca e
lo sviluppo ma solo manovre vessatorie da sanguisughe sul Terzo Stato.
Manovre che non toccano minimamente il privilegio sempre più osceno
degli altri due Stati: Clero e Neoaristocrazia del denaro o Casta.
Semplice, perché la crescita non è quella che pensate e per ottenere
quella che pensano loro voi dovete rinunciare ai vostri diritti. Con le
buone o con le cattive.
E’ comunque un gioco pericoloso. Le tasse, come prima della
Rivoluzione Francese, saranno interamente a carico del terzo stato,
ovvero del ceto medio-basso. Il clero è esente e la casta si autoesenta
con leggi ad hoc. Questa situazione ha portato alle ghigliottine in
piazza allora e la storia potrebbe ripetersi, chissà.
State in allerta, quindi. I telecomandati appartenenti alla Casta
dei volonterosi esecutori materiali vorranno imporvi i sacrifici più
sanguinosi per continuare a gozzovigliare e banchettare sotto il tavolo
dei loro padroni come cani.
E’ in questa occasione che potremo riconoscere i politici, se ce ne sono rimasti, in grado di ribellarsi a quest’assurdità.
Perché non si alzano in piedi e chiedono ai loro colleghi stranieri di
allearsi per fermare la speculazione finanziaria con i mezzi della
legge? Se è una guerra condotta dagli Stati Uniti con le armi della
Borsa per affossare l’Euro, perché non denunciano queste manovre
terroristiche? Se lo fanno tutti assieme sarà difficile farli fuori
tutti.
Perchè non chieder loro di difendere i diritti del popolo, di quello
vero, non quello dell’amore del nanerottolo da rottamare, rigettando le
lettere minatorie dei banchieri ed impegnandosi per una crescita vera, e
possibilmente una decrescita più ecosostenibile?
In Islanda ci stanno provando. Sarà questione di clima, chissà.